RISPOSTA
I dentisti pagano le tasse principalmente attraverso il sistema degli acconti e saldi tramite modello F24, con scadenze raggruppate a giugno e novembre per l'imposta sostitutiva (forfettario) o l'IRPEF (ordinario). Oltre alle imposte statali, un pilastro fondamentale è la contribuzione ENPAM, che prevede la Quota A fissa (pagabile in unica soluzione ad aprile o in rate fino a novembre) e la Quota B proporzionale al reddito, il cui saldo si versa solitamente entro il 31 ottobre. Chi opera in regime ordinario o tramite S.r.l. deve gestire anche l'IVA, che pur essendo esente sulle prestazioni sanitarie, va monitorata per gli acquisti e le consulenze soggette ad aliquota al 22%. La gestione dei pagamenti è oggi quasi totalmente digitale, con l'obbligo di fatturazione elettronica che permette all'Agenzia delle Entrate di precompilare gran parte dei dati. Molti studi utilizzano la domiciliazione bancaria per i contributi ENPAM, evitando ritardi che comporterebbero sanzioni onerose. Infine, per le società si aggiunge il versamento dell'IRES e dell'IRAP, con calendari fiscali più complessi legati all'approvazione del bilancio. In sintesi, la tassazione si articola su un doppio binario tra fisco e cassa previdenziale, richiedendo una gestione finanziaria attenta durante tutto l'anno.