Holding odontoiatrica: come funziona e cosa cambia dal 2026

Società odontoiatrica
Holding odontoiatrica

Negli ultimi anni molti odontoiatri hanno scelto di strutturare la proprietà della propria attività attraverso una holding odontoiatrica che detiene le quote della s.r.l. odontoiatrica operativa. Si tratta di una scelta di architettura societaria che risponde a logiche molto concrete: ottimizzazione del prelievo sugli utili distribuiti, creazione di “cassa buona” fuori dall’operatività, capacità di investimento e preparazione – con largo anticipo – di un percorso di crescita o di cessione.

Uno dei pilastri tecnici della convenienza è storicamente legato alla parziale esclusione da imposizione dei dividendi percepiti da soggetti ires, disciplinata dall’art. 89 TUIR (il noto meccanismo del “95% escluso – 5% imponibile”, salvo eccezioni).
Dal 2026 la disciplina è stata oggetto di interventi (commi 51–55 della legge di bilancio 2026): l’impianto resta quello del coordinamento tra dividendi e pex, ma con condizioni più selettive in alcune fattispecie.

In questo approfondimento analizziamo:

  • perché la holding per studio dentistico è strategica
  • come funzionano dividendi e pex nel concreto
  • cosa cambia davvero dal 2026
  • quali sono le resistenze più comuni e come superarle

Perché la holding è strategica per l’odontoiatra

Dal punto di vista tecnico, una holding è una società che detiene partecipazioni in una o più società operative. Non è obbligata a svolgere attività sanitaria o commerciale diretta: la sua funzione è di governo, controllo, investimento e gestione finanziaria.

Nel modello più frequente in ambito odontoiatrico:

  • S.r.l. odontoiatrica operativa: gestisce l’attività sanitaria, il personale, i pazienti, i fornitori e rispetta i requisiti regionali
  • Holding odontoiatrica (S.r.l.): detiene le quote, incassa dividendi, investe, finanzia progetti e pianifica la crescita.

Questa separazione consente di distinguere chiaramente:

  • il rischio operativo, concentrato nella società sanitaria
  • le strategie patrimoniali e finanziarie, collocate nella holding

I tre motivi principali della convenienza della holding odontoiatrica

Incassare dividendi con carico fiscale attenuato in capo alla holding

La logica economico-fiscale è chiara: gli utili sono tassati in capo alla società che li produce (ires).
Quando vengono distribuiti a una holding ires, il sistema prevede – nel regime ordinario – una imponibilità limitata, per evitare una doppia tassazione economica piena.

Traduzione operativa: la holding diventa il contenitore efficiente in cui far affluire utili dalla s.r.l. odontoiatrica, decidendo poi se reinvestire o se distribuire alla persona fisica solo quando serve, con una logica di pianificazione.

Accumulare risorse finanziarie per investire senza passare dalla sfera personale

Questo è spesso il vero punto di forza della holding per studio dentistico s.r.l..

Se l’utile viene distribuito direttamente alla persona fisica:

  • scatta il prelievo previsto per i dividendi in capo al socio persona fisica (con regole e aliquote proprie)
  • il capitale si mescola con il patrimonio personale
  • l’investimento successivo perde una regia societaria

Con la holding, invece:

  • la liquidità resta in un ambiente societario
  • è più semplice finanziare nuove sedi, acquisizioni, immobili strumentali
  • la gestione diventa più manageriale (cash flow, budget, piani)

Pianificare nel tempo l’eventuale cessione della s.r.l. odontoiatrica

Molti odontoiatri iniziano a pensarci tardi; il mercato, invece, ragiona per strutture “pronte”.

Detenere la partecipazione tramite holding aiuta perché:

  • separa la negoziazione societaria (quote) dalla gestione quotidiana
  • consente una governance più ordinata
  • rende più fluide operazioni straordinarie, coerenti con la pex (art. 87 TUIR) quando ricorrono i requisiti

Regime pex e holding odontoiatriche: come funziona davvero

Qui è fondamentale distinguere due “binari” che spesso vengono confusi:

  • Dividendi: disciplina dell’esclusione parziale in capo ai soggetti Ires → art. 89 TUIR
  • Plusvalenze da cessione di partecipazioni: participation exemption in senso stretto → art. 87 TUIR

Dividendi e art. 89 TUIR

Nel modello holding operativa, l’operativa distribuisce dividendi alla holding (società Ires). L’impianto dell’art. 89 TUIR mira a garantire la “singola tassazione economica” dell’utile, evitando che lo stesso reddito venga tassato integralmente due volte (prima in capo alla società che lo produce, poi di nuovo integralmente in capo alla società che lo riceve).

Per la holding odontoiatrica questo significa poter:

  • far salire utili dall’operativa
  • capitalizzare la holding
  • usare quella finanza per investire nel gruppo
  • non passare obbligatoriamente dalla persona fisica

PEX e art. 87 TUIR: perché va pensata prima

La pex diventa centrale soprattutto quando c’è una cessione della partecipazione nella società operativa (o una riorganizzazione che genera plusvalenze). I requisiti tipicamente includono (in sintesi):

  • detenzione per un certo periodo
  • iscrizione tra immobilizzazioni finanziarie
  • requisiti della partecipata (residenza, commercialità, ecc.)

Per una holding odontoiatrica ben impostata, questi aspetti vanno pensati prima, non quando arriva l’offerta di acquisto. La pex non è “un pulsante” che si accende all’ultimo: è il risultato di scelte coerenti nel tempo (contabili, societarie, documentali).

Novità 2026: cosa cambia per la holding odontoiatrica

Le novità 2026 sui commi 51–55 sono state presentate come un intervento di revisione/coordinamento tra disciplina dei dividendi e pex, introducendo (in alcune fattispecie) soglie minime legate a:

  • partecipazione non inferiore al 5% oppure
  • valore fiscale almeno pari a 500.000 euro

Con il termine “valore fiscale” si deve intendere il “valore fiscalmente riconosciuto” che coincide con il costo o valore d’acquisto, tenendo conto di eventuali rivalutazioni, affrancamenti o riallineamenti con valenza fiscale, previsti da specifiche norme tributarie.

Qui il messaggio operativo è chiaro: per le holding odontoiatriche “tipiche” (holding che controlla l’operativa), questa soglia non è un ostacolo reale, perché nella stragrande maggioranza dei casi:

  • la holding detiene ben più del 5% (spesso il 100%) della s.r.l. odontoiatrica, e/o
  • il valore fiscale della partecipazione è normalmente ben superiore a 500.000 euro quando si parla di strutture odontoiatriche organizzate.

Quindi: la novità normativa non “taglia fuori” le holding odontoiatriche correttamente strutturate; semmai rende ancora più importante impostare bene la catena partecipativa e la documentazione, perché il legislatore sta chiedendo “più sostanza” e più coerenza tra regimi.

Nota importante di correttezza: la regola è generale e va letta nella sua formulazione definitiva; quello che si può affermare con solidità, in chiave operativa, è che il modello holding→operativa tipico del dentista supera normalmente le soglie e quindi non subisce pregiudizi pratici.

Le resistenze culturali alla holding odontoiatrica

Su questo punto si gioca spesso la partita decisiva.
Nella pratica professionale, la holding odontoiatrica non viene scartata per limiti tecnici o fiscali, ma per resistenze culturali, percezioni errate o abitudini consolidate che portano l’odontoiatra a rinviare scelte strutturali importanti.

Resistenza 1 — “La holding è una cosa da grandi gruppi, non da uno studio dentistico”

Questa è una percezione molto diffusa nelle PMI e nelle imprese familiari.
La holding viene associata a realtà complesse, multinazionali o gruppi sanitari strutturati, mentre lo studio dentistico continua a percepirsi come una realtà di dimensioni contenute.

In realtà, la letteratura economico-aziendale sul passaggio generazionale e sugli assetti proprietari evidenzia come la holding venga utilizzata proprio per consolidare il controllo e creare un contenitore ordinato della proprietà anche in contesti non giganteschi.

Come si risolve, operativamente

  • si parte da una holding “pura”, con una sola partecipazione
  • si definiscono obiettivi concreti (gestione dividendi, investimenti, governance)
  • si costruisce un impianto scalabile, non sovradimensionato

La holding non deve nascere “perfetta”: deve nascere corretta e sostenibile.

Resistenza 2 — “Aumentano costi e burocrazia, quindi non conviene”

È vero: una holding comporta costi aggiuntivi (contabilità, bilancio, adempimenti). Le analisi accademiche e operative sul tema richiamano proprio il tema dei costi di costituzione e gestione come fattore di freno, specialmente se non si comprende l’utilità complessiva dello strumento.

Come si risolve, operativamente

  • si fa una comparazione numerica: costo annuo della holding vs valore creato (efficienza sui dividendi, capacità di investimento, opzioni su M&A o cessione)
  • si inserisce la holding in un sistema di controllo (cash flow, policy dividendi, piani di investimento)
  • si evita la holding puramente formale, che effettivamente “costa e basta”

Resistenza 3 — “Ho paura che sia una cosa ‘aggressiva’ o che attiri attenzioni”

Molti odontoiatri temono che Molti odontoiatri temono che una holding sia letta come una manovra “elusiva” solo perché è un livello societario in più.

Come si risolve, operativamente

  • si lavora sulla sostanza economica: piani di investimento, delibere motivate, flussi finanziari coerenti
  • si rispettano rigorosamente requisiti civilistici, contabili e fiscali
  • si imposta una governance trasparente e documentata

Resistenza 4 — “Complicando la struttura, perdo il controllo”

È una resistenza paradossale, ma molto frequente.
L’odontoiatra teme che l’aumento dei livelli societari renda più difficile “tenere il polso” della propria attività.

In realtà, accade spesso l’opposto: la holding è uno strumento che rafforza il controllo, purché sia progettata correttamente.

Come si risolve, operativamente

  • statuto della holding disegnato con attenzione (nomine, deleghe, poteri)
  • regole chiare su distribuzione utili e finanziamenti infragruppo
  • reporting periodico e controllo finanziario

La strategicità di lungo periodo della holding odontoiatrica

Se la holding viene vista solo come uno strumento di risparmio fiscale, diventa fragile.
Basta un cambio normativo o un’operazione incoerente per comprometterne l’equilibrio.

La holding odontoiatrica è strategica nel lungo periodo perché consente di:

  • separare in modo ordinato rischio operativo e scelte patrimoniali
  • capitalizzare un veicolo dedicato a investimenti e crescita
  • rendere lo studio più leggibile per banche, investitori e partner
  • preparare per tempo passaggi societari complessi (ingresso soci, cessione, aggregazioni)

Perché il consulente deve essere “al massimo livello”

Qui è necessario essere netti: una holding progettata male non è neutra, è dannosa.

La qualità dell’operazione si gioca su dettagli spesso sottovalutati:

  • coerenza civilistica (statuti, governance, delibere)
  • coerenza contabile (classificazione partecipazioni, immobilizzazioni, holding period)
  • coerenza fiscale (art. 89, art. 87, novità 2026)
  • coerenza regolatoria (settore sanitario, requisiti organizzativi, contesto regionale).

Una holding funziona solo se guidata da consulenti con competenze reali e integrate:
fisco, societario, operazioni straordinarie e sanità.

Policy dividendi nella holding odontoiatrica: uno strumento chiave

Una holding odontoiatrica ben progettata non può prescindere da una policy dividendi chiara, coerente e documentata. La distribuzione degli utili non è un atto “meccanico”, ma una scelta strategica che incide su fiscalità, liquidità, investimenti e solidità del gruppo nel medio-lungo periodo.

Perché una policy dividendi è fondamentale nella holding odontoiatrica

Nel modello holding → s.r.l. odontoiatrica operativa, la policy dividendi serve a governare tre livelli distinti:

  • la sostenibilità finanziaria della società operativa;
  • la capitalizzazione e funzione finanziaria della holding;
  • le esigenze personali dell’odontoiatra-socio (che non devono guidare, da sole, le scelte societarie).

L’assenza di una policy porta spesso a decisioni episodiche (“quanto serve quest’anno?”), che indeboliscono la struttura e rendono incoerente l’intero impianto.

Come strutturare una policy dividendi efficace

Una buona policy dividendi, soprattutto in una holding per studio dentistico s.r.l., dovrebbe partire da alcuni principi operativi.

In primo luogo, la distribuzione degli utili dalla società operativa alla holding deve avvenire solo dopo aver verificato:

  • la copertura degli investimenti correnti e programmati
  • l’equilibrio finanziario e il rispetto degli indicatori minimi di solidità
  • la coerenza con i vincoli contrattuali bancari

In secondo luogo, la holding dovrebbe ricevere dividendi secondo una logica programmata, ad esempio:

  • percentuale fissa dell’utile distribuibile
  • distribuzione modulata in funzione di obiettivi di investimento
  • accantonamento sistematico per progetti futuri (nuove sedi, acquisizioni, immobili strumentali)

Questo approccio rafforza la sostanza economica della holding odontoiatrica e rende pienamente coerente l’applicazione del regime previsto dall’art. 89 TUIR sui dividendi percepiti da soggetti ires.

Dividendi dalla holding alla persona fisica: quando e perché

Un errore frequente è pensare alla holding come a un semplice “passaggio” verso il socio persona fisica. In realtà, la distribuzione dei dividendi dalla holding all’odontoiatra dovrebbe essere l’ultima fase della pianificazione, non la prima.

In una struttura efficiente:

  • la holding trattiene utili per finanziare la crescita
  • la distribuzione al socio avviene solo quando è realmente necessaria
  • si evita di svuotare la holding, snaturandone la funzione strategica

La policy dividendi diventa quindi anche uno strumento di disciplina finanziaria, che protegge l’imprenditore da decisioni impulsive e mantiene il focus sul progetto industriale.

Holding odontoiatrica e holding generica: quali sono le differenze per uno studio dentistico

Holding odontoiatrica e contesto sanitario regolato

Parlare di holding odontoiatrica non significa applicare schemi standardizzati. La presenza di una s.r.l. operativa sanitaria impone attenzioni ulteriori:

  • separazione netta tra funzioni sanitarie e funzioni di controllo societario;
  • rispetto delle normative regionali sull’organizzazione dello studio;
  • coerenza tra assetto societario e requisiti autorizzativi.

La holding non deve mai interferire con l’autonomia sanitaria dell’operativa, ma deve limitarsi a svolgere un ruolo di indirizzo, finanziamento e investimento.

Quando conviene una holding per uno studio dentistico s.r.l.

Una holding per studio dentistico s.r.l. è particolarmente indicata quando ricorrono una o più di queste condizioni:

  • lo studio genera utili strutturalmente rilevanti;
  • esiste una prospettiva di crescita (nuove sedi, aggregazioni, acquisizioni);
  • l’odontoiatra vuole pianificare nel tempo una cessione, totale o parziale;
  • si vuole separare in modo ordinato rischio operativo e patrimonio.

In questi casi, la holding non è un costo, ma un moltiplicatore di opzioni strategiche.

Holding odontoiatrica: vantaggi e utilizzo nella s.r.l. dello studio dentistico

Chi cerca informazioni sulla holding odontoiatrica è spesso un odontoiatra-imprenditore che ha già superato la fase “professionale pura” ed è entrato in una logica di impresa. I vantaggi principali da evidenziare sono:

  • efficienza nella gestione dei dividendi;
  • capacità di reinvestimento degli utili;
  • pianificazione della crescita e delle operazioni straordinarie;
  • maggiore ordine e leggibilità dell’assetto societario.

Holding per studio dentistico s.r.l.: controllo, crescita e pianificazione

La holding per studio dentistico s.r.l. non serve a complicare la struttura, ma a governarla meglio. È uno strumento che:

  • rafforza il controllo dell’imprenditore
  • rende più solida la struttura finanziaria
  • prepara lo studio a dialogare con investitori, banche e partner industriali

Una scelta che va progettata, non improvvisata

La holding odontoiatrica è una scelta di traiettoria, non una scorciatoia fiscale. Funziona quando:

  • nasce da un progetto chiaro;
  • è coerente con gli obiettivi dell’odontoiatra;
  • è accompagnata da una policy dividendi consapevole;
  • è impostata da consulenti con competenze elevate su fiscalità, societario e settore sanitario.

È proprio su questo livello di progettazione che si crea la differenza tra una struttura che “sta in piedi” e una che diventa, nel tempo, un vero strumento di crescita e protezione del valore costruito nello studio dentistico.

Vuoi capire come applicare correttamente questi aspetti alla tua situazione professionale o al tuo studio?

Una valutazione attenta consente di evitare errori e di assumere decisioni consapevoli.

Invia una email Contattaci su WhatsApp
Tags :
dentista,dentisti,società odontoiatrica
Share This :