Negli ultimi anni gli studi dentistici hanno accelerato in modo significativo gli investimenti tecnologici. Scanner intraorali, TAC 3D, sistemi CAD/CAM, software gestionali evoluti e, più in generale, processi sempre più digitalizzati sono oggi parte integrante dell’attività clinica e organizzativa.
Accanto alla valutazione clinica e operativa, è però diventato indispensabile affiancare una valutazione fiscale consapevole degli investimenti. Non per “pagare meno tasse” ma per evitare di perdere opportunità o, al contrario, costruire aspettative non coerenti con il funzionamento reale delle agevolazioni.
In questo contesto, la Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto l’iperammortamento, una misura che molti ricordano dal passato, ma che presenta differenze sostanziali rispetto ai più recenti incentivi Transizione 4.0 e 5.0.
Comprendere come funziona oggi l’iperammortamento è fondamentale soprattutto per studi dentistici strutturati, società odontoiatriche e s.t.p. che stanno pianificando investimenti rilevanti nei prossimi anni.
Iperammortamento 2026: perché non è un credito d’imposta
Il primo chiarimento, probabilmente il più importante, riguarda la natura dell’iperammortamento.
L’iperammortamento non è un credito d’imposta.
A differenza delle misure Industria 4.0 e 5.0, che riconoscevano un credito utilizzabile in compensazione tramite F24, l’iperammortamento opera attraverso una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile.
In pratica non genera un credito “spendibile” ma incide sul reddito imponibile, aumentando nel tempo le quote deducibili.
È un meccanismo più tradizionale e selettivo, che funziona solo se inserito in una struttura fiscale coerente e con sufficiente redditività.
Periodo di applicazione dell’iperammortamento e soggetti ammessi
L’agevolazione riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
La finestra temporale è ampia e consente una pianificazione pluriennale degli investimenti, permettendo di coordinare il momento dell’acquisto con la strategia fiscale complessiva dello studio o della società.
Possono beneficiare dell’iperammortamento i soggetti titolari di reddito d’impresa.
Nel settore odontoiatrico rientrano quindi:
- società odontoiatriche in forma di s.r.l.
- società tra professionisti (s.t.p.)
Restano invece esclusi i professionisti che operano in regime forfettario ed professionisti con redditi di lavoro autonomo.
Iperammortamento e beni agevolabili: materiali, immateriali ed energia
L’iperammortamento si applica agli investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, compresi i beni indicati nell’allegato IV (beni materiali 4.0) i beni indicati nell’allegato V (beni immateriali 4.0), a condizione che siano alternativamente:
- interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura oppure
- finalizzati alla produzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo
Nel contesto degli studi dentistici, questo significa che non è sufficiente acquistare tecnologia avanzata: il bene deve essere realmente integrato nei processi organizzativi e produttivi dello studio.
È inoltre previsto un requisito territoriale: i beni devono essere prodotti in UE o in Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein, Norvegia), requisito dimostrabile tramite attestazione del produttore.
Le percentuali di maggiorazione del costo
La norma prevede una maggiorazione del costo fiscalmente rilevante articolata per scaglioni:
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
- 100% per investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro
- 50% per investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni di euro
La maggiorazione si applica esclusivamente alle quote di ammortamento e ai canoni di locazione finanziaria, e non all’intero costo in un’unica soluzione.
Esempio pratico (Allegato IV – beni materiali 4.0)
Uno studio dentistico in forma di s.r.l. investe in un sistema CAD/CAM chairside completo, composto da:
- scanner intraorale
- unità di fresatura (macchina utensile per trasformazione/realizzazione del manufatto)
- forno di sinterizzazione (se presente nel processo)
- postazione di controllo e componentistica di interconnessione
L’investimento può essere ricondotto ai beni materiali 4.0 (allegato IV) quando l’intero sistema è interconnesso e integrato nei processi operativi, ad esempio perché:
- riceve da remoto i file di lavorazione (es. STL) e i parametri di produzione dal software CAD
- scambia dati con il gestionale clinico/ERP o con il sistema di pianificazione del lavoro (commesse, stati avanzamento, log dei cicli)
- produce e salva automaticamente report di lavorazione, log di produzione, tracciabilità del pezzo e manutenzione
- è configurato con teleassistenza/telediagnosi e monitoraggio parametri (stato utensili, performance, cicli, allarmi)
In questo scenario, il bene non è solo “tecnologia avanzata” ma un asset produttivo interconnesso che digitalizza e traccia il processo di produzione del manufatto protesico all’interno dello studio (o del laboratorio interno).
Esempio pratico (Allegato V – beni immateriali 4.0)
Un ulteriore ambito rilevante riguarda i software.
Lo studio adotta (o aggiorna) una piattaforma software composta da:
- modulo CAD per progettazione protesica e ortodontica digitale
- modulo di workflow management (pianificazione, assegnazione attività, avanzamento lavorazioni)
- sistemi di monitoraggio e controllo delle apparecchiature collegate (scanner, fresatore, forni, stampanti 3D, sistemi di sterilizzazione se integrati)
- dashboard di qualità e tracciabilità (registri digitali, controlli, log di processo, report)
L’investimento può rientrare tra i beni immateriali 4.0 (allegato V) quando il software:
- comunica e condivide dati con le apparecchiature e i sistemi dello studio (integrazione IT/OT)
- abilita una gestione strutturata del workflow (es. tipo MES/CMMS adattato al contesto)
- crea un flusso digitale end-to-end: acquisizione impronta → progettazione → produzione → tracciabilità → archiviazione
- può includere funzioni di industrial analytics o ottimizzazione (analisi tempi ciclo, saturazione macchinari, scarti/rifacimenti, manutenzione predittiva)
- conserva i dati in modo integrato nel sistema informativo dello studio e genera documentazione utile per controlli interni e qualità
Non si tratta di un semplice gestionale amministrativo, ma di un software che integra progettazione, produzione, controllo e archiviazione dei dati clinici e operativi.
Il ruolo del decreto attuativo sull’iperammortamento
La norma prevede l’emanazione di un decreto attuativo entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio, che dovrà disciplinare in concreto le modalità di accesso al beneficio.
In attesa del testo definitivo, è ragionevole ritenere, sulla base dell’impostazione già adottata per Transizione 4.0, che l’accesso all’iperammortamento passi attraverso tre comunicazioni al GSE, ovvero una comunicazione preventiva, una di conferma ed una comunicazione di completamento.
Inoltre, dovrebbe essere previsto che le caratteristiche del bene e l’avvenuta interconnessione devono risultare da perizia tecnica asseverata.
Per i beni di costo unitario inferiore a 300.000 euro, la perizia potrà essere sostituita da una dichiarazione del legale rappresentante.
Per molti studi dentistici, questo aspetto è tutt’altro che marginale, perché incide su costi, tempi e responsabilità.
Infine, Il decreto probabilmente richiederà inoltre una certificazione delle spese, volta ad attestare l’effettivo sostenimento dei costi ammissibili e la corrispondenza tra spese sostenute e documentazione contabile dell’impresa.
Quando l’iperammortamento è davvero utile per uno studio dentistico
L’iperammortamento può essere uno strumento efficace quando:
- lo studio ha una redditività stabile
- l’investimento è coerente con l’organizzazione e i flussi di lavoro
- esiste una pianificazione fiscale di medio periodo
- la struttura societaria è adeguata
È invece meno efficace se utilizzato in modo isolato, senza una visione complessiva della gestione dello studio.
Conclusione
L’iperammortamento non è una scorciatoia fiscale né un incentivo automatico.
È una leva tecnica, che premia gli investimenti strutturali e richiede attenzione documentale, pianificazione e coerenza contabile.
Per studi dentistici e società odontoiatriche che stanno investendo in tecnologia, può rappresentare un’opportunità concreta. Ma, come spesso accade, la differenza la fa il modo in cui viene utilizzata.
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Una valutazione attenta consente di evitare errori e di assumere decisioni consapevoli.
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