RISPOSTA
Il coefficiente di redditività per un odontoiatra che opera nel regime forfettario è fissato per legge al 78%, il che significa che le spese forfettarie riconosciute dallo Stato ammontano al 22% del fatturato annuo. Su questo imponibile calcolato (78% degli incassi) si applica l'imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per le nuove attività nei primi cinque anni, oltre ai contributi previdenziali ENPAM. Sebbene questo parametro sia una semplificazione fiscale, la redditività reale di uno studio dentistico moderno si attesta spesso tra il 25% e il 40%, a causa degli elevati costi strutturali per materiali, personale e tecnologie. Monitorare il coefficiente effettivo tramite il controllo di gestione è fondamentale per capire se il regime forfettario sia ancora conveniente o se il passaggio al regime ordinario permetterebbe di dedurre costi reali superiori al 22%. Nel 2026, con l'aumento dei costi delle forniture e delle spese energetiche, molti professionisti notano uno scostamento significativo tra il coefficiente forfettario legale e il margine operativo netto reale. Pertanto, la scelta del regime fiscale deve basarsi su un'analisi puntuale dei costi fissi e variabili per evitare una tassazione sproporzionata rispetto ai guadagni effettivi.