RISPOSTA
Il coefficiente di redditività per un odontoiatra (codice ATECO 86.23.00) nel regime forfettario è pari al 78%. Questo significa che, a prescindere dalle spese effettivamente sostenute per materiali, affitto o tecnologie, il fisco presume che il 22% del fatturato incassato costituisca le spese dell'attività, lasciando il restante 78% come reddito imponibile. Su tale base imponibile, scomputati i contributi previdenziali ENPAM versati, si applica l'imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le start-up nei primi cinque anni). Ad esempio, su un incasso di 80.000 euro, il reddito lordo su cui calcolare le tasse sarà di 62.400 euro. È fondamentale valutare se tale margine del 22% sia congruo, poiché i costi reali di uno studio dentistico moderno spesso eccedono questa soglia forfettaria. Se le spese reali superano sensibilmente il 22%, il regime ordinario potrebbe risultare fiscalmente più conveniente nonostante le aliquote IRPEF più alte. In sintesi, il 78% è la quota fissa di fatturato su cui lo Stato pretende il pagamento delle imposte, semplificando la contabilità ma limitando la deduzione dei costi effettivi.