RISPOSTA
Il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario conviene quando le spese reali dello studio dentistico (affitto, dipendenti, materiali al 22% di IVA indetraibile, tecnologie) superano sensibilmente la franchigia fissa del 22% concessa dal coefficiente di redditività del 78%. Un altro fattore determinante è la presenza di elevate detrazioni personali, come spese di ristrutturazione edilizia, carichi di famiglia o spese mediche, che nel forfettario vanno interamente perdute a causa dell'imposta sostitutiva, mentre nell'ordinario abbattono l'IRPEF. Diventa conveniente cambiare anche quando si prevede di fatturare stabilmente oltre gli 85.000 euro, rendendo inevitabile l'ingresso nella progressività delle aliquote IRPEF 2026. La transizione si rivela vantaggiosa se si pianificano investimenti importanti in macchinari avanzati, poiché nel regime ordinario è possibile dedurre integralmente i costi e ammortizzare i beni strumentali. Anche la necessità di assumere personale con costi superiori ai 20.000 euro lordi annui spinge verso la contabilità semplificata o la costituzione di una S.r.l. Infine, se la platea di clienti è composta esclusivamente da soggetti titolari di partita IVA, l'applicazione dell'IVA in fattura non rappresenta un ostacolo commerciale e permette di recuperare l'imposta pagata ai fornitori. In sintesi, quando i costi effettivi e i bonus fiscali personali superano i benefici della flat tax, la convenienza si sposta sull'ordinario.