RISPOSTA
Se un dentista è in regime forfettario, su 40.000 euro di compensi il reddito fiscale lordo è pari a 31.200 euro. Il calcolo deriva dall’applicazione del coefficiente di redditività del 78%. Nel regime forfettario, i costi effettivi non vengono dedotti analiticamente. Dal reddito fiscale possono essere sottratti i contributi previdenziali obbligatori versati durante l’anno. Con l’imposta sostitutiva del 15%, le tasse possono ammontare indicativamente a circa 3.700-4.000 euro. Con l’aliquota agevolata del 5%, l’imposta può ridursi a circa 1.200-1.350 euro. Il calcolo esatto dipende dai contributi ENPAM effettivamente versati e deducibili nello stesso periodo d’imposta. Il dentista deve infatti considerare sia la Quota A sia la Quota B. La Quota B viene calcolata sul reddito libero-professionale eccedente la parte già coperta dalla Quota A. Su un fatturato di 40.000 euro, la contribuzione ENPAM complessiva può indicativamente collocarsi tra 5.500 e 6.500 euro. L’importo varia in base all’età del dentista, alla posizione previdenziale e all’eventuale applicazione di aliquote ridotte. Complessivamente, imposte e contributi possono quindi ammontare a circa 9.000-10.500 euro con l’aliquota fiscale del 15%. Con l’imposta sostitutiva al 5%, l’esborso complessivo può essere compreso indicativamente tra 6.700 e 7.800 euro. Dal fatturato devono poi essere sottratti i costi reali dello studio. Rientrano, ad esempio, materiali, assicurazione, commercialista, software, affitto e attrezzature. Queste spese non riducono il reddito forfettario, ma incidono sul guadagno effettivamente disponibile. In sintesi, un dentista che fattura 40.000 euro non può calcolare il proprio netto considerando soltanto le imposte. Occorre valutare anche contributi ENPAM, costi professionali ed eventuali agevolazioni applicabili.