Per molti professionisti che valutano di lavorare insieme ad altri colleghi, lo studio dentistico associato rappresenta una delle prime soluzioni considerate. È una forma di esercizio collettivo della professione odontoiatrica storicamente radicata nel sistema italiano e spesso percepita come più “naturale” rispetto alla costituzione di una srl
Tuttavia, scegliere uno studio dentistico associato non è una decisione solo organizzativa: comporta implicazioni fiscali, responsabilità personali, effetti sul regime forfettario e valutazioni strategiche di medio-lungo periodo.
Comprendere come funziona realmente uno studio associato odontoiatrico è essenziale prima di adottarlo come modello stabile di crescita.
Cos’è uno studio dentistico associato
Lo studio dentistico associato è una forma di esercizio collettivo della professione che non dà origine a una società dotata di personalità giuridica autonoma.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. SS.UU. n. 10942/1993) ha chiarito che l’associazione professionale:
- può essere titolare dei rapporti professionali
- può operare come unico soggetto verso i pazienti
- gestisce in modo unitario fatturazione e costi
- mantiene la natura personale della prestazione sanitaria
Il rapporto fiduciario tra paziente e odontoiatra resta individuale, e ciascun professionista conserva la propria responsabilità professionale.
Perché i dentisti scelgono lo studio associato
Nella pratica, le motivazioni che spingono i dentisti a costituire uno studio associato sono ricorrenti. In particolare, questa forma viene spesso adottata per:
- condividere i costi di struttura, personale e attrezzature;
- migliorare l’organizzazione dello studio;
- presentarsi sul mercato come realtà strutturata;
- gestire in modo più efficiente l’acquisizione e la fidelizzazione della clientela.
Dal punto di vista operativo, lo studio associato consente una gestione accentrata di molte funzioni, pur mantenendo l’identità professionale dei singoli associati.
Studio associato e società: il criterio distintivo
Uno degli aspetti più delicati riguarda la distinzione tra studio associato e attività svolta in forma societaria.
La Corte di Cassazione (sent. n. 2860/2010) ha chiarito che l’attività professionale può assumere caratteristiche:
- tipiche della libera professione, quando prevale la prestazione personale;
- assimilabili all’impresa, quando l’organizzazione, i beni strumentali e i collaboratori assumono un peso prevalente.
Quando la struttura organizzativa “sovrasta” il professionista, si entra nell’ambito delle strutture sanitarie organizzate in forma societaria. In caso contrario, restano applicabili le forme aggregative professionali, tra cui lo studio associato.
Ecco una sintesi comparativa:
| Profilo | Studio dentistico associato | Srl odontoiatrica |
|---|---|---|
| Personalità giuridica | No | Si |
| Responsabilità | Personale degli associati | Limitata al capitale |
| Natura fiscale | Reddito di lavoro autonomo | Reddito d’impresa |
| Organizzazione | Professionale | Impresa sanitaria |
| Accesso regime forfettario | Non compatibile | Possibile in casi specifici |
I riferimenti normativi e il superamento dei divieti storici
Per anni l’esercizio associato delle professioni regolamentate è stato disciplinato dalla legge n. 1815/1939, che imponeva:
- l’utilizzo esclusivo della forma dello studio associato;
- la comunicazione agli Ordini professionali;
- il divieto di esercizio in forma societaria.
Il divieto è stato superato con l’art. 24 della legge n. 266/1997 (cosiddetta legge Bersani), che ha aperto alla possibilità di esercitare la professione anche in forma societaria. La normativa del 1939 non è però stata formalmente abrogata, motivo per cui lo studio associato resta tuttora una soluzione legittima e diffusa.
Organizzazione e rappresentanza dello studio associato
L’organizzazione interna dello studio associato è uno degli aspetti più critici e spesso sottovalutati.
La normativa specifica è limitata e, per molti profili, si fa riferimento alle regole civilistiche delle società di persone. La giurisprudenza (Cass. n. 4032/1991) ha riconosciuto ampia autonomia statutaria, consentendo ai professionisti di disciplinare con accordi interni:
- criteri di ripartizione dei compensi;
- regole di ingresso e uscita degli associati;
- modalità di gestione delle decisioni;
- cause di esclusione e relative conseguenze.
Una regolamentazione chiara e coerente è essenziale per evitare conflitti interni e criticità operative nel medio-lungo periodo.
Studio associato, regime forfettario e partecipazioni
Uno dei temi più rilevanti per i dentisti riguarda la compatibilità tra studio associato e regime forfettario.
La disciplina di riferimento è contenuta nella legge n. 190/2014, con particolare attenzione alle cause ostative previste dal comma 57.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/2019, ha chiarito che:
- la partecipazione in associazioni professionali o società di persone costituisce causa ostativa al regime forfettario, indipendentemente dalla quota posseduta;
- la causa ostativa può essere rimossa solo cessando la partecipazione entro l’anno precedente;
- la partecipazione in srl rileva solo in presenza congiunta di controllo e riconducibilità dell’attività svolta.
Questo aspetto rende lo studio associato una scelta spesso incompatibile con il regime forfettario del singolo professionista.
Studio associato o srl: una valutazione strategica
Il confronto tra studio associato e srl (anche in forma di stp) non può essere ridotto a una valutazione puramente fiscale.
Occorre considerare in modo integrato:
- il modello organizzativo dello studio;
- il volume di ricavi;
- il numero di professionisti coinvolti;
- il livello di rischio e di responsabilità;
- gli obiettivi di crescita e strutturazione.
Spesso, lo studio associato rappresenta una soluzione di transizione o adatta a contesti con organizzazione snella. In altri casi, la forma societaria risulta più coerente con l’evoluzione dello studio.
In sintesi
Lo studio dentistico associato è uno strumento ancora attuale, ma non sempre la scelta più efficiente sotto il profilo fiscale e organizzativo. La sua convenienza dipende da variabili concrete e deve essere valutata caso per caso.
Un’analisi preventiva consente di evitare scelte difficili da correggere nel tempo e di individuare la struttura più adatta allo sviluppo dello studio.
Per approfondire questi aspetti e valutare la soluzione più coerente con l’organizzazione e gli obiettivi dello studio, è utile un confronto con un consulente specializzato nel settore odontoiatrico.
Uno studio dentistico associato è una società?
No. Non ha personalità giuridica autonoma e non è una società di capitali, anche se può avere una propria organizzazione fiscale.
Uno studio associato può applicare il regime forfettario?
No. La partecipazione in uno studio dentistico associato costituisce causa ostativa al regime forfettario per il singolo professionista.
Qual è la responsabilità in uno studio dentistico associato?
La responsabilità professionale resta personale. Non vi è limitazione patrimoniale come nella srl
Qual è la differenza tra studio associato e srl odontoiatrica?
Lo studio associato mantiene natura professionale, mentre la srl opera come impresa con autonomia patrimoniale e responsabilità limitata.
