RISPOSTA
Il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario (con aliquote IRPEF a partire dal 23% nel 2026) avviene in modo automatico a partire dall'anno successivo se nell'anno precedente si supera la soglia degli 85.000 euro di ricavi, oppure per opzione volontaria vincolante per tre anni. Tuttavia, se i ricavi superano la soglia critica dei 100.000 euro, l'esclusione dal forfettario è immediata: il professionista passa al regime ordinario nello stesso anno in corso, dovendo applicare l'IVA (se dovuta) a tutte le prestazioni effettuate a partire dal momento dello sforamento. Il cambio di regime comporta l'abbandono dell'imposta sostitutiva al 15% e l'obbligo di tenere la contabilità semplificata o ordinaria, registrando analiticamente tutti i costi e i ricavi dello studio. Dal punto di vista previdenziale, i contributi ENPAM (Quota B) non verranno più calcolati sulla base imponibile ridotta del 78%, ma sul reddito effettivo dato dalla differenza tra incassi e spese documentate. Diventa fondamentale pianificare la transizione per tempo, poiché si acquisisce la possibilità di detrarre l'IVA sugli acquisti e dedurre i costi reali (affitti, dipendenti, materiali), ma si va incontro alla progressività delle aliquote IRPEF. In sintesi, il superamento dei limiti trasforma il professionista da "forfettario" a contribuente ordinario, con scadenze fiscali più complesse e la necessità di un controllo di gestione rigoroso.
Inoltre, la Srl facilita l'ingresso di capitali esterni o di nuovi soci e semplifica notevolmente il passaggio generazionale, rendendo il valore dello studio più facilmente trasferibile. Infine, la gestione in forma d'impresa consente una deducibilità dei costi più ampia e analitica rispetto alla libera professione, ottimizzando i flussi di cassa e la pianificazione finanziaria a lungo termine della struttura.