“Buongiorno, per risparmiare tasse mi conviene dare buoni pasto ai dipendenti, giusto?“
È una delle domande che più spesso ci pongono i dentisti quando parliamo di pianificazione fiscale. La risposta è semplice: i buoni pasto per dipendenti non servono solo a ridurre il carico fiscale, ma rappresentano anche un investimento nel benessere del team.
Quando un dentista introduce i buoni pasto nello studio, il vantaggio è doppio: ottimizza le imposte e aumenta la soddisfazione dei collaboratori.
Un costo diventa davvero un investimento quando porta benefici concreti alle persone che lavorano nello studio dentistico.
Cosa sono e come funzionano i buoni pasto per i dipendenti
Il meccanismo è semplice: il datore di lavoro acquista i buoni da una società emettitrice e li distribuisce ai dipendenti, che li utilizzano come pagamento presso ristoranti, bar, supermercati o gastronomie convenzionate. In sostanza i buoni pasto sostituiscono la mensa aziendale e permettono ai dipendenti di acquistare pasti o generi alimentari presso esercizi convenzionati. Non conta la tipologia di contratto: possono riceverli lavoratori a tempo indeterminato, determinato o part-time, e il loro trattamento fiscale è particolarmente favorevole. L’articolo 51, comma 2, lettera c) del DPR 917/1986 stabilisce che i buoni elettronici non concorrono a formare reddito fino a 8 euro al giorno, mentre per i buoni cartacei il limite scende a 4 euro. Entro questi importi non si applicano né IRPEF né contributi previdenziali, né per il dipendente né per il datore di lavoro.
Condizioni per non perdere le agevolazioni
Per beneficiare delle agevolazioni fiscali è fondamentale rispettare alcune regole stabilite dall’Agenzia delle Entrate. I buoni pasto devono essere assegnati alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee, e non a singoli collaboratori scelti discrezionalmente. Inoltre non possono essere erogati per giornate non lavorative, come ferie, permessi o periodi di malattia: in questi casi verrebbero interamente assoggettati a tassazione e contributi.
Buoni pasto all’amministratore della srl odontoiatrica
Un altro aspetto importante riguarda la possibilità di riconoscere i buoni pasto anche all’amministratore di una società odontoiatrica. Questo è possibile a condizione che l’amministratore percepisca un compenso assimilato a reddito di lavoro dipendente – e non un compenso da lavoro autonomo fatturato – e che il beneficio sia previsto anche per altri lavoratori della società.
Buoni pasto e smart working nello studio dentistico
Uno dei motivi che rende i buoni pasto così apprezzati è la loro flessibilità. Possono essere utilizzati anche al di fuori dell’orario di pausa pranzo e sono spendibili in modo cumulativo, fino a otto buoni per singola spesa, come stabilito dal decreto interministeriale 122/2017. Questo consente, ad esempio, di fare la spesa al supermercato e pagare una parte dell’importo con i buoni elettronici, riducendo concretamente le spese alimentari del dipendente.
L’Agenzia delle Entrate ha inoltre chiarito che i buoni pasto possono essere riconosciuti anche a chi lavora in smart working, purché sia presente una giornata di lavoro effettiva. Si tratta di un dettaglio importante per gli studi che adottano modalità di lavoro flessibili, perché permette di mantenere il benefit anche per chi non è fisicamente presente in studio.
Esempio pratico:
Un dipendente spende 100 euro al supermercato e utilizza 8 buoni elettronici da 8 euro, coprendo 64 euro della spesa con i buoni pasto.
Vantaggi fiscali dei buoni pasto per lo studio dentistico
Dal punto di vista contabile, i buoni pasto rappresentano un costo interamente deducibile dal reddito dello studio, sia in caso di attività individuale sia di società odontoiatrica. Questo significa che l’intero importo dei buoni erogati – comprensivo della commissione pagata alla società emettitrice – può essere sottratto dall’imponibile, riducendo di conseguenza le imposte da versare.
Unico limite riguarda l’IVA applicata sull’acquisto, che per i dentisti è pari al 4% ma risulta interamente indetraibile a causa del pro-rata previsto per le professioni sanitarie. Questo aspetto, però, non compromette la convenienza: il costo totale, IVA inclusa, resta comunque deducibile e permette di abbattere in modo significativo il carico fiscale.
Conclusioni
Introdurre i buoni pasto nello studio dentistico non significa solo ridurre le imposte, ma anche investire nella soddisfazione dei propri collaboratori. Offrire un benefit che incide positivamente sulla vita quotidiana del team rafforza il legame con i dipendenti, migliora il clima interno e contribuisce a trattenere i talenti in un settore sempre più competitivo.
Vuoi scoprire quanto puoi risparmiare davvero con i buoni pasto nel tuo studio dentistico?
Inviaci una mail per fissare una call telefonica nel giorno e orario che preferisci, oppure scrivici su WhatsApp.
Vuoi capire come applicare correttamente questi aspetti alla tua situazione professionale o al tuo studio?
Una valutazione attenta consente di evitare errori e di assumere decisioni consapevoli.
Invia una email Contattaci su WhatsApp
