Negli studi odontoiatrici la figura dell’igienista dentale è diventata centrale, sia dal punto di vista clinico sia sotto il profilo organizzativo. Sempre più spesso l’igienista opera come libero professionista, collaborando con uno o più studi dentistici.
A questo punto, però, la domanda arriva puntuale: che regime fiscale conviene adottare? E, soprattutto, il regime forfettario è davvero applicabile e conveniente per un igienista dentale?
Capire come funziona davvero il regime forfettario applicato all’igienista dentale, quando è legittimo e quando invece presenta criticità, è fondamentale per impostare collaborazioni solide e sostenibili nel tempo.
Chi è l’igienista dentale e quale inquadramento ha oggi
Dal punto di vista giuridico, l’igienista dentale è un professionista sanitario laureato. Dal 2019 è iscritto a un albo professionale autonomo istituito presso l’Ordine TSRM-PSTRP.
Questo inquadramento ha effetti diretti non solo sul piano sanitario, ma anche su:
- regime fiscale applicabile
- obblighi previdenziali
Per il dentista è importante sapere che si tratta di una professione ordinistica, con regole diverse rispetto ad altre collaborazioni “atipiche”.
Igienista dentale e regime forfettario: quando è applicabile
Il regime forfettario dell’igienista dentale può rappresentare una soluzione fiscale semplice ed efficace, ma non è applicabile automaticamente.
Per poter operare in regime forfettario, l’igienista dentale deve rispettare specifici requisiti. In sintesi:
- compensi annui non superiori a 85.000 euro
- redditi da lavoro dipendente o assimilati non superiori a 35.000 euro lordi
- attività svolta prevalentemente in Italia (residenza o produzione del 75% del reddito nel territorio italiano)
- spese per lavoro dipendente o collaboratori non superiori a 20.000 euro annui
Un aspetto particolarmente delicato riguarda il reddito da lavoro dipendente. Molti igienisti iniziano la collaborazione libero-professionale mantenendo un contratto subordinato. Se tale reddito supera i 35.000 euro, il regime forfettario non è applicabile e occorre orientarsi verso il regime ordinario semplificato.
Apertura della partita iva dell’igienista dentale
La partita iva non deve essere aperta al momento dell’iscrizione all’albo, ma diventa necessaria quando l’igienista inizia a esercitare concretamente la professione. In pratica, quando parte la collaborazione con uno studio dentistico, la partita iva deve già essere attiva.
Dal punto di vista operativo:
- la partita iva deve essere attiva prima dell’inizio della collaborazione
- è fondamentale individuare correttamente il codice attività
- va impostata correttamente la posizione previdenziale
Per lo studio dentistico, una collaborazione avviata senza una corretta impostazione iniziale può generare criticità che emergono solo a distanza di anni, spesso in occasione di controlli o verifiche.
Come funziona la tassazione dell’igienista dentale in regime forfettario
Uno dei motivi per cui il regime forfettario è diffuso tra gli igienisti dentali è la semplicità del meccanismo di tassazione.
Il reddito imponibile non deriva dalla differenza tra ricavi e costi effettivi, ma dall’applicazione di un coefficiente di redditività del 78% ai compensi incassati.
Su questo reddito imponibile si applica:
- un’imposta sostitutiva del 15%
- ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività, se sussistono i requisiti di start-up
Un esempio pratico
Un igienista che fattura 30.000 euro annui genera un reddito imponibile di (30.000€ x 78%) = 23.400 euro.
L’imposta sarà pari a:
- 3.510 euro con aliquota ordinaria al 15%
- 1.170 euro con aliquota agevolata al 5%
Numeri che spiegano bene perché il regime forfettario venga spesso percepito come “conveniente”. Tuttavia, la valutazione non può fermarsi alle sole imposte.
Previdenza dell’igienista dentale: Gestione Separata INPS
Un elemento spesso sottovalutato riguarda i contributi previdenziali.
L’igienista dentale non ha una cassa autonoma e deve iscriversi alla INPS – Gestione Separata.
L’aliquota contributiva è pari al 26,07% e si applica sul reddito imponibile forfettario.
Riprendendo l’esempio precedente, su un reddito imponibile di 23.400 euro, i contributi previdenziali ammonteranno a circa 6.137 euro.
È evidente, quindi, che per valutare correttamente la convenienza del regime forfettario occorre considerare tassazione e contributi insieme, non separatamente.
Regime forfettario sì o no? Perché la valutazione riguarda anche lo studio
Il regime forfettario dell’igienista dentale può essere una soluzione efficace, soprattutto nelle fasi iniziali dell’attività. Tuttavia, non è sempre la scelta migliore.
La convenienza dipende da:
- livello dei compensi;
- presenza di altri redditi;
- prospettive di crescita;
- modalità di collaborazione con lo studio dentistico.
Per questo motivo, prima di aprire la partita iva o di confermare il regime fiscale, è sempre consigliabile un confronto con un consulente che conosca bene le dinamiche fiscali e previdenziali del settore odontoiatrico.
Conclusione
Il regime forfettario applicato all’igienista dentale non è solo una questione “personale” del collaboratore. È una scelta che incide sul rapporto professionale, sulla sua sostenibilità economica e sulla stabilità dello studio.
Impostare correttamente fin dall’inizio la collaborazione consente di evitare errori che emergono nel tempo e di costruire rapporti più solidi e duraturi.
Un confronto preventivo con un consulente che conosce le dinamiche fiscali e previdenziali del settore odontoiatrico è spesso il modo più semplice per tutelare sia lo studio sia il collaboratore.
