Collaborazione tra dentista e igienista dentale: aspetti fiscali, giuridici e operativi

Personale e collaboratori
Collaborazione tra dentista e igienista dentale

In molti studi dentistici, accanto al professionista titolare operano sempre più spesso collaboratori con partita iva dotati di competenze specifiche. Tra questi, l’igienista dentale riveste un ruolo centrale, sia per l’organizzazione clinica sia per l’equilibrio economico dello studio.

La collaborazione tra dentista e igienista dentale, tuttavia, è ancora oggi oggetto di interpretazioni imprecise, che generano dubbi inutili sul piano fiscale e giuslavoristico. In particolare, emergono spesso timori legati alla possibile riqualificazione del rapporto o a presunte incompatibilità normative.

L’obiettivo di questo approfondimento è fare chiarezza, ricostruendo il quadro normativo attuale in modo pratico e comprensibile.

Chi è l’igienista dentale e quale inquadramento professionale ha oggi

La figura dell’igienista dentale è relativamente recente nel panorama delle professioni sanitarie. Il suo riconoscimento normativo si consolida con il D.M. 15 marzo 1999 n. 137, che ne definisce il profilo professionale, a conclusione di un percorso avviato negli anni precedenti con corsi universitari sperimentali.

Il definitivo consolidamento avviene con

  • l’istituzione della laurea universitaria in igiene dentale
  • l’inquadramento ordinistico.

Dal 2019 l’igienista dentale è iscritto all’Albo professionale istituito presso l’Ordine TSRM-PSTRP.
Questo passaggio ha avuto riflessi rilevanti non solo sul piano sanitario, ma anche sotto il profilo civilistico e fiscale, incidendo direttamente sulla corretta qualificazione dei rapporti di collaborazione.

Collaborazione tra dentista e igienista dentale con partita iva: cosa dice il Job Act

Uno dei temi più dibattuti riguarda l’applicazione del D.Lgs. 81/2015 (Job Act) alla collaborazione tra dentista e igienista dentale con partita iva, in particolare con riferimento all’articolo 2 sulle collaborazioni etero-organizzate.

In una prima fase, alcune interpretazioni hanno ipotizzato che una collaborazione continuativa, soprattutto se svolta con un solo studio, potesse comportare il rischio di riqualificazione del rapporto come lavoro subordinato.
Questa lettura, però, non tiene conto dell’intero impianto normativo.

Il comma 2 dello stesso articolo esclude espressamente l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato alle collaborazioni rese nell’esercizio di professioni intellettuali ordinistiche.

Alla luce dell’attuale assetto ordinistico degli igienisti dentali, il quadro è oggi chiaro:
la collaborazione tra dentista e igienista dentale con partita iva, anche se continuativa o esclusiva, non è soggetta a presunzione di subordinazione, trattandosi di un rapporto tra professionisti sanitari iscritti ai rispettivi albi.

Questa impostazione è coerente con la prassi applicativa e con l’orientamento consolidato degli organi ispettivi, in linea con le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Collaborazione professionale negli studi dentistici organizzati in s.r.l. o s.t.p.

Un ulteriore tema che genera spesso confusione riguarda la collaborazione tra dentista e igienista dentale all’interno di studi odontoiatrici organizzati in forma societaria, come s.r.l. o s.t.p.

Alcune interpretazioni richiamano l’articolo 5 del D.M. 34/2013, sostenendo una presunta incompatibilità tra società tra professionisti e collaborazioni esterne. In realtà, una lettura sistematica della norma porta a conclusioni diverse.

Il socio professionista può avvalersi, sotto la propria direzione e responsabilità, della collaborazione di ausiliari. Nel rapporto tra odontoiatra e igienista dentale, quest’ultimo rientra correttamente nella figura dell’ausiliario professionale, senza alcuna sovrapposizione con il concetto di “sostituto”, previsto solo per esigenze straordinarie e non programmabili.

Di conseguenza, anche negli studi strutturati come s.t.p., la collaborazione con igienisti dentali titolari di partita iva è pienamente lecita, purché coerente con l’organizzazione sanitaria e correttamente formalizzata.

Perché è fondamentale una pattuizione scritta nella collaborazione professionale

Pur in presenza di un quadro normativo favorevole, la collaborazione tra dentista e igienista dentale non dovrebbe mai essere gestita in modo informale.

È sempre opportuno disciplinare il rapporto per iscritto, definendo con chiarezza:

  • compensi e criteri di determinazione
  • modalità operative
  • autonomia tecnico-professionale
  • ambiti di responsabilità

Questo aspetto diventa ancora più rilevante quando lo studio cresce, si struttura in forma societaria o introduce sistemi di controllo di gestione. In questi contesti, errori di impostazione contrattuale o fiscale possono generare criticità che emergono solo nel tempo, spesso in sede di verifica.

Il ruolo del commercialista specializzato nel settore odontoiatrico

La gestione dei collaboratori nello studio dentistico non può essere ridotta a un contratto standard o a indicazioni generiche. È necessaria una visione integrata che tenga insieme: diritto societario, normativa sanitaria, fiscalità, previdenza e organizzazione economica dello studio.

Un commercialista iscritto all’albo e specializzato nel settore odontoiatrico è in grado di impostare correttamente la collaborazione tra dentista e igienista dentale, prevenendo errori strutturali che, se emergono in fase di controllo o contenzioso, comportano costi e conseguenze significativamente superiori rispetto a una consulenza preventiva.

Conclusione

La collaborazione tra dentista e igienista dentale con partita iva è oggi pienamente legittima, sia negli studi individuali sia nelle strutture organizzate in forma societaria.
La normativa vigente, se letta in modo sistematico, offre certezze operative e non impone soluzioni difensive inutili.

Un confronto professionale mirato consente di impostare il rapporto in modo coerente, tutelando lo studio e valorizzando le competenze di entrambe le figure. Approfondire questi aspetti prima di strutturare o riorganizzare lo studio rappresenta spesso la scelta più efficace nel medio-lungo periodo.

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