Distribuzione degli utili nella STP odontoiatrica: come pagarti in modo efficiente

Fiscalità e tasse
Distribuzione utili stp odontoiatrica

Hai costituito la tua STP, lo studio cresce e il bilancio chiude in utile.

A questo punto arriva una domanda inevitabile:

come faccio a portare quei soldi sul mio conto personale?

Con una Srl STP non puoi semplicemente utilizzare il denaro presente sul conto della società come facevi con lo studio individuale.

Puoi remunerarti attraverso strumenti diversi (compenso, dividendi, rimborsi, utili lasciati a riserva) e ognuno produce conseguenze fiscali e previdenziali differenti.

La scelta più conveniente non dipende quindi soltanto dall’aliquota più bassa.

Devi considerare insieme IRES, IRPEF, ritenuta sui dividendi, ENPAM, liquidità dello studio e redditi personali del socio.

Vediamo come.

Indice

Cosa sono gli utili della STP e quando puoi distribuirli

La Società tra Professionisti non è un tipo societario autonomo.

È una qualifica che può essere assunta dalle forme societarie previste dall’ordinamento, secondo quanto stabilito dall’art. 10 della Legge 183/2011 e dal D.M. 34/2013.

Negli studi dentistici una delle configurazioni più utilizzate è la Srl STP.

Dal punto di vista fiscale, la STP costituita in forma di società commerciale produce reddito d’impresa.

Questo comporta una prima distinzione fondamentale: l’utile della società non coincide con il denaro presente sul conto corrente.

Potresti avere molta liquidità e un utile relativamente basso oppure, al contrario, un utile elevato e poca cassa perché hai appena effettuato investimenti importanti.

Il bilancio misura il risultato economico.

Il conto corrente fotografa soltanto la liquidità disponibile in quel momento.

Gli utili non si “prelevano”: si distribuiscono

Nella Srl STP non puoi semplicemente prendere una parte dell’utile quando ne hai bisogno.

La distribuzione segue un procedimento societario.

Prima deve essere approvato il bilancio. Successivamente, l’assemblea decide quale destinazione dare all’utile:

  • distribuirlo ai soci
  • lasciarlo, in tutto o in parte, a riserva
  • utilizzarlo secondo le altre destinazioni consentit.

L’art. 2478-bis c.c. consente la distribuzione soltanto degli utili realmente conseguiti e risultanti da un bilancio regolarmente approvato.

Devi inoltre considerare la riserva legale.

L’art. 2430 c.c. prevede che almeno un ventesimo degli utili netti annuali venga destinato alla riserva fino a quando questa non abbia raggiunto un quinto del capitale sociale.

Con un capitale sociale di €10.000, ad esempio, la riserva legale deve arrivare a €2.000.

Attenzione ai prelievi durante l’anno

Il denaro della società non è automaticamente denaro del socio.

Un bonifico dalla STP al tuo conto personale deve avere una causa precisa.

Può trattarsi, ad esempio, di:

  • compenso
  • rimborso di una spesa correttamente documentata
  • restituzione di un finanziamento effettuato dal socio
  • dividendo regolarmente deliberato

I prelievi privi di un titolo devono invece essere contabilmente ricostruiti e possono creare problemi in sede di verifica.

Questo è uno dei cambiamenti più importanti da comprendere quando passi dallo studio individuale alla società.

Dividendo, compenso o utili a riserva: quanto paghi

Una Srl STP paga ordinariamente l’IRES al 24% sul reddito imponibile, oltre all’IRAP eventualmente dovuta secondo l’aliquota applicabile.

Dal 2026, per la persona fisica, gli scaglioni IRPEF sono:

  • 23% fino a €28.000
  • 33% oltre €28.000 e fino a €50.000
  • 43% oltre €50.000

Quando l’utile già tassato in capo alla società viene distribuito a un socio persona fisica al di fuori dell’attività d’impresa, il dividendo è soggetto alla ritenuta del 26%.

Quanto rimane di €100 di utile distribuito?

Considerando soltanto IRES e tassazione del dividendo:

  • utile iniziale: €100
  • IRES 24%: €24
  • utile residuo: €76
  • ritenuta 26% su €76: €19,76
  • netto al socio: €56,24

Il carico fiscale combinato è quindi 43,76%, senza considerare IRAP ed eventuali ulteriori effetti.

Questo non significa però che il dividendo sia sempre meno conveniente.

Bisogna confrontarlo con le alternative.

Il compenso del socio profesisonista

Il socio può ricevere un compenso per l’attività professionale svolta per la STP, quando il rapporto è correttamente configurato.

Per la società il compenso costituisce un costo secondo le relative regole fiscali.

Per il socio, invece, entra nel reddito personale ed è soggetto alla relativa tassazione IRPEF e alla contribuzione previdenziale applicabile.

Il vantaggio è evidente: il compenso riduce il reddito imponibile della società.

Lo svantaggio è che aumenta il reddito personale del socio.

Lasciare gli utili a riserva

La terza possibilità è non distribuire subito gli utili.

In questo caso la società paga l’imposta sul proprio reddito, mentre la tassazione del dividendo viene rinviata al momento della futura distribuzione.

Attenzione però: lasciare l’utile in società non significa automaticamente eliminare la contribuzione ENPAM del socio professionista.

Ed è proprio questo il punto che cambia radicalmente molti calcoli.

Un esempio pratico: imposte ed ENPAM a confronto

Immaginiamo due odontoiatri soci al 50% di una Srl STP.

La società genera, prima dei compensi ai soci, un reddito di €300.000.

Consideriamo quindi €150.000 riferibili economicamente a ciascun socio.

Per comprendere la logica confrontiamo tre alternative:

  1. tutto dividendo
  2. tutto compenso
  3. €80.000 di compenso e il resto come utile da distribuire

Nell’esempio utilizziamo, per semplicità, un’aliquota Quota B ENPAM del 19,5% fino a €150.000, coerentemente con l’ipotesi adottata nel modello di partenza.

VoceSolo dividendoSolo compensoCompenso + dividendo
Compenso al socio–€150.000€80.000
Utile societario€150.000–€70.000
IRES 24%€36.000–€16.800
Ritenuta dividendo 26%€29.640–€13.832
ENPAM Quota B€29.250€29.250€29.250
IPREF dopo deduzione ENPAM–€44.123€14.023
Imposte e contributi complessivi€94.890€73.373€73.905
Disponibile finale€55.110€76.627€76.095

L’esempio è volutamente semplificato e non considera IRAP, addizionali regionali e comunali, Quota A, detrazioni personali e altri redditi.

Perchè il solo dividendo può risultare più costoso?

La differenza principale non deriva soltanto dalle aliquote fiscali.

Deriva dall’ENPAM.

Nell’esempio, il socio versa €29.250 di contributi in tutti e tre gli scenari.

Nel caso in cui disponga di un reddito soggetto a IRPEF, però, i contributi previdenziali possono essere dedotti dal reddito complessivo secondo le regole fiscali applicabili.

Se il socio percepisce esclusivamente dividendi e non ha altri redditi IRPEF capienti, il beneficio fiscale della deduzione può non essere sfruttato nello stesso modo.

È per questo che affermare:

“Conviene sempre prendere gli utili come dividendi perché pago solo il 26%”

è fuorviante.

Il 26% è soltanto l’ultimo livello di imposizione.

Prima ci sono la tassazione della società e, per il dentista socio professionista, il tema previdenziale.

Il vero obiettivo è trovare il mix corretto

L’esempio mostra soprattutto una cosa:

non esiste una percentuale valida per tutti.

Il compenso può essere calibrato per utilizzare in modo efficiente:

  • scaglioni IRPEF
  • deduzione dei contributi previdenziali
  • disponibilità di liquidità personale

La parte restante può poi essere lasciata a riserva oppure valutata ai fini della distribuzione.

La scelta deve essere fatta ogni anno sui numeri reali.

ENPAM, holding e strategie più evolute

Gli utili lasciati nella STP possono essere soggetti a Quota B

Questo è uno dei punti più importanti dell’intero articolo.

Il Regolamento ENPAM prevede, per le società che svolgono attività medica o odontoiatrica, di considerare ai fini della Quota B la parte del reddito fiscale della società attribuita al socio professionista in base alla propria partecipazione agli utili.

E questo indipendentemente dalla percezione effettiva.

Significa che lasciare l’utile a riserva può rinviare la tassazione personale sul dividendo, ma non costituisce automaticamente uno strumento per azzerare la contribuzione ENPAM.

Il contributo previdenziale e la distribuzione dell’utile seguono infatti logiche differenti.

Il contributo dello 0,5% delle società odontoiatriche

A livello societario va poi verificato anche il contributo dello 0,5% sul fatturato odontoiatrico previsto per le società che rientrano nel relativo ambito soggettivo.

L’ENPAM indica che l’obbligo riguarda le società che operano nel settore odontoiatrico secondo le condizioni previste dalla disciplina.

Per le STP, l’applicazione deve essere valutata concretamente anche alla luce dell’organizzazione della struttura e della normativa sanitaria regionale.

Approfondisci su ENPAM e STP odontoiatrica: cosa cambia per i contributi del dentista socio.

Quando entra in gioco una holding

Quando gli utili diventano rilevanti e la struttura societaria cresce, può essere valutata anche una holding.

Il principio fiscale di base è che, quando ricorrono le condizioni previste dalla disciplina vigente, gran parte del dividendo ricevuto da una società di capitali può essere esclusa dalla formazione del reddito imponibile della holding.

Questo consente di mantenere una quota molto maggiore delle risorse all’interno del circuito societario per:

  • investimenti
  • acquisizioni
  • nuove società
  • protezione e organizzazione del patrimonio imprenditoriale

Ma attenzione: il denaro ricevuto dalla holding non diventa automaticamente denaro personale del dentista.

Quando successivamente viene distribuito dalla holding alla persona fisica, entra nuovamente in gioco la tassazione prevista per il dividendo.

La holding è quindi soprattutto uno strumento di reinvestimento e organizzazione societaria, non un semplice modo per “pagare meno tasse”.

Holding e STP: attenzione alla maggioranza professionale

Dal 2026 la disciplina delle STP prevede che il numero dei soci professionisti oppure, alternativamente, la loro partecipazione al capitale sia tale da determinare la maggioranza dei due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci.

Una holding che entra nella STP assume normalmente la posizione di socio non professionista.

Per questo la struttura delle partecipazioni e dei diritti di voto deve essere progettata prima dell’operazione.

Distribuzione non proporzionale degli utili: serve prudenza

Un altro tema avanzato riguarda l’attribuzione di utili in misura diversa dalla percentuale di capitale.

Civilisticamente possono esistere categorie di quote e diritti patrimoniali differenti.

Fiscalmente, però, il tema deve essere affrontato con molta cautela.

Con la risposta a interpello n. 90 del 31 marzo 2026, l’Agenzia delle Entrate ha esaminato una distribuzione non proporzionale e ha escluso, nella specifica fattispecie analizzata, che tutta l’eccedenza potesse essere trattata fiscalmente come normale dividendo.

La conclusione pratica è semplice: non improvvisare distribuzioni asimmetriche anno per anno.

Quando servono diritti economici differenti tra i soci, devono essere studiati a monte sotto il profilo societario e fiscale.

Domande frequenti sulla distribuzione degli utili nella STP

Come si distribuiscono gli utili in una Srl STP odontoiatrica?

Dopo l’approvazione del bilancio, l’assemblea può deliberare la distribuzione degli utili effettivamente conseguiti, nel rispetto delle regole sulla copertura delle perdite e sulla riserva legale. Sul dividendo destinato al socio persona fisica si applica, nei casi ordinari, la ritenuta del 26%.

Quanto si paga di tasse sui dividendi della STP?

La società sconta prima l’IRES sul proprio reddito. L’utile netto successivamente distribuito al socio persona fisica è normalmente soggetto alla ritenuta del 26%. Considerando soltanto IRES al 24% e ritenuta sul dividendo, il prelievo combinato è pari al 43,76%, prima di considerare IRAP e altri effetti.

È meglio il compenso o il dividendo?

Dipende dai redditi complessivi del socio, dalla contribuzione ENPAM, dalle addizionali IRPEF, dalla liquidità personale necessaria e dagli obiettivi della società. In molti casi la soluzione più efficiente è una combinazione dei diversi strumenti.

Gli utili non distribuiti della STP sono soggetti a ENPAM?

Per il socio professionista, il Regolamento ENPAM considera la parte del reddito fiscale della società attribuibile in ragione della partecipazione agli utili indipendentemente dall’effettiva percezione. L’accantonamento a riserva non elimina quindi automaticamente la Quota B.

Posso prendere soldi dalla STP durante l’anno?

Puoi ricevere somme dalla società quando esiste un titolo corretto, come un compenso, un rimborso documentato o la restituzione di un finanziamento. Non è invece opportuno trattare il conto della società come un conto personale e prelevare liberamente utili non ancora deliberati.

Come scegliere la soluzione giusta per il tuo studio

Compenso, dividendi e riserve non sono alternative da scegliere una volta per tutte.
L’equilibrio cambia in base a:

  • utile della STP
  • redditi personali dei soci
  • contribuzione ENPAM
  • investimenti programmati
  • liquidità necessaria
  • ingresso di nuovi soci
  • obiettivi patrimoniali e familiari

Per questo la distribuzione dell’utile dovrebbe essere pianificata prima di effettuare i prelievi, non quando il denaro è già uscito dalla società.

Vuoi capire come pagarti dalla tua STP?

Possiamo confrontare compenso, dividendi e utili a riserva utilizzando i numeri reali del tuo studio e della tua posizione ENPAM.

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