Quando il dentista può aderire al regime forfettario

Dentista forfettario
Quando il dentista può aderire al regime forfettario

Quando il dentista può aderire al regime forfettario è una domanda che molti professionisti si pongono, soprattutto all’inizio della carriera o in fase di riorganizzazione dello studio. Per un dentista, scegliere il regime fiscale corretto non è solo una questione di numeri: significa decidere il futuro del proprio studio, l’organizzazione del lavoro e le prospettive di crescita. Un commercialista specializzato in odontoiatria conosce bene le regole fiscali e previdenziali che riguardano questa professione e può guidare nella scelta del regime più vantaggioso, evitando errori e garantendo il pieno rispetto delle norme. Conoscendo a fondo le dinamiche fiscali e previdenziali dell’odontoiatria, siamo in grado di consigliare la soluzione più adatta e di accompagnare ogni professionista in una pianificazione fiscale sicura ed efficace.

Cos’è il regime forfettario per dentisti

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per i liberi professionisti con partita IVA individuale. Offre vantaggi importanti come semplificazioni contabili, minori adempimenti e una tassazione più leggera.
Per i dentisti che iniziano la professione o hanno ricavi contenuti, rappresenta spesso una soluzione ideale. La regola principale da ricordare è la soglia di fatturato: 85.000 euro annui come limite massimo.

Come funziona il regime forfettario per i dentisti

Il reddito imponibile non si calcola in base alle spese dedotte, ma applicando un coefficiente di redditività del 78% ai compensi annui. Su questo valore si applica un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività se sussistono i requisiti di “nuova attività”.

Esempio pratico

  • Compensi annui: € 60.000
  • Reddito imponibile: € 60.000 × 78% = € 46.800
  • Imposta sostitutiva (15%): € 7.020 e per i primi 5 anni (5%): € 2.340

Oltre alle imposte, i dentisti devono considerare i contributi previdenziali Enpam (Quota A e Quota B). Anche chi aderisce al regime forfettario resta obbligato all’iscrizione, e i contributi si calcolano sul reddito dichiarato. Un commercialista per dentisti valuta non solo l’imposta, ma anche l’impatto previdenziale e l’equilibrio complessivo tra fisco e contributi.

Esempio di carico fiscale e previdenziale

Per farti capire il carico complessivo fiscale e contributivo ecco di seguito, l’esempio sul dentista con un fatturato annuo di € 46.800 nelle varie ipotesi:

ScenarioAliquota forfettarioQuota A EnpamQuota B EnpamTotale EnpamImposta sostitutivaTotale da versare
Ordinario15%€1.376,43€5.475,60 (15%)€6.852,03€5.475,60€12.327,63
Ordinario con quota B ridotta15%€1.376,43€1.825,20 (5%)€3.201,63€5.475,60€8.677,23
Start – up (nuova attività)5%€1.376,43€5.475,60 (15%)€6.852,03€1.825,20€8.677,23
Start – up con Quota B ridotta5%€1.376,43€1.825,20 (5%)€3.201,63€1.825,20€5.026,83

Come si nota, la combinazione tra aliquota agevolata e riduzione della Quota B può abbattere notevolmente il carico fiscale e previdenziale. Qui il ruolo di un commercialista che lavora ogni giorno con dentisti è fondamentale per individuare lo scenario più vantaggioso.

Cause ostative al regime forfettario

La normativa (art. 1, commi 54-89, legge 190/2014) prevede alcuni casi in cui il regime non è applicabile. Tra i principali:

  • partecipazione a società di persone, associazioni professionali o studi associati
  • controllo diretto o indiretto di una S.r.l. che svolge attività odontoiatrica o riconducibile a quella del dentista
  • superamento dei limiti di ricavi o delle spese per lavoro dipendente/collaboratori
  • rapporti prevalenti con ex datori di lavoro (oltre il 50% dei compensi)

Particolare attenzione meritano:

  • Lettera d) che prevede l’impossibilità di applicare il regime se si controlla, direttamente o indirettamente, una S.r.l. che esercita attività riconducibili a quella del professionista
  • Lettera d-bis) che prevede l’esclusione se più del 50% dei ricavi proviene da ex datori di lavoro (o soggetti a loro riconducibili) nei due anni precedenti.

Conoscere nel dettaglio le cause ostative è fondamentale: un commercialista per dentisti può verificare se ci sono rischi di esclusione e proporre alternative.

Regime forfettario: i diversi casi per i dentisti

Il regime forfettario può adattarsi in modo diverso a seconda della situazione professionale del dentista.

Dentista collaboratore

Per chi lavora come collaboratore di studio, il forfettario è ideale: costi ridotti, contabilità semplice e tassazione contenuta.

Dentista titolare di studio

Chi gestisce uno studio odontoiatrico con personale o attrezzature rilevanti spesso supera i limiti di fatturato o necessita di deduzioni più ampie. In questi casi, può convenire costituire una srl odontoiatrica.

Dentista in studio associato o società di persone

Non può in alcun caso aderire al forfettario: la normativa lo vieta espressamente.

Dentista socio di srl

Può mantenere il regime forfettario solo se non detiene il controllo di una società che esercita attività odontoiatriche o affini.

Conviene davvero il regime forfettario a un dentista?

Il regime forfettario può essere molto vantaggioso per il dentista libero professionista senza struttura complessa, che lavora come consulente o con costi fissi limitati. Al contrario, per chi gestisce studi con personale e attrezzature rilevanti, può risultare meno adatto.

In ogni caso, affidarsi a un commercialista che conosce bene il mondo odontoiatrico è il passo decisivo: significa valutare correttamente imposte, contributi Enpam e prospettive di crescita, così da pianificare al meglio lo sviluppo dello studio dentistico.

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Una valutazione attenta consente di evitare errori e di assumere decisioni consapevoli.

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